«Claude ci diceva cosa fare e noi lo facevamo». È la frase che mi è rimasta di una consulenza con un’azienda B2B. Quando ci siamo parlati, alcune pagine del sito erano sparite. Per capire quali ripristinare, bisognava prima ricostruire perché qualcuno avesse deciso di eliminarle. Il lavoro più costoso cominciava proprio dove finiva la conversazione con Claude.
In un’altra azienda la stessa questione si è presentata in redazione. Il blog usciva puntuale, il traffico era cresciuto, poi aveva cominciato a scendere. A quel punto, che cosa avremmo dovuto cambiare? Il modello, i prompt, gli articoli o il modo di misurarne i risultati? I due casi raccontano bene dove si gioca, per me, la partita della SEO e della GEO nel 2027.
Prima di cancellare una pagina, chiedete a chi ci arriva
La prima azienda ha tre sedi in Italia e un sito con anni di storia. Nel budget marketing aveva sostituito la consulenza SEO con il lavoro del team interno, affiancato da Claude. Quando sono comparsi gli URL in errore, un nuovo crawl poteva dirci quali pagine mancavano. La parte difficile era capire a chi servissero quando erano online.
Prendiamo un esempio. Un produttore ha due pagine sulla stessa macchina. La prima presenta il modello in catalogo. La seconda spiega come installarlo su una linea già in funzione. Se confronto titoli, schede e lessico tecnico, trovo molte somiglianze. Se chiedo al commerciale perché un cliente gli ha telefonato, potrei scoprire che aveva già scelto la macchina e cercava soltanto di capire se avrebbe dovuto fermare la linea. Accorpare le pagine rischia di cancellare proprio l’informazione che gli serviva per chiedere un preventivo.
Prima di approvare il redirect, metterei sullo stesso foglio le query di entrambe le pagine, i collegamenti che ricevono e le richieste commerciali che hanno contribuito a generare. Se i bisogni coincidono e la nuova pagina li copre, posso mappare il vecchio URL sulla destinazione pertinente e aggiornare i link interni. Se i bisogni divergono, posso rendere più chiara la funzione di ciascuna pagina e collegarle tra loro. Se una risorsa è stata davvero ritirata e manca un sostituto, anche un 404 può essere la risposta corretta. Reindirizzare tutto alla home renderebbe il report più ordinato. Al cliente con la linea ferma, però, cosa darei?
Un blog può perdere traffico anche quando pubblica puntuale
Nella seconda azienda il team aveva affidato progressivamente all’AI la produzione del blog. All’inizio del 2026 la visibilità era cresciuta. Il calo successivo, preso da solo, dice poco sulla qualità del lavoro. Partirei dalle pagine che hanno perso clic e dalle singole query. Sono diminuite le impression a posizione simile? È cambiata la pagina dei risultati? Il calo riguarda tutto il sito o pochi articoli che prima portavano una quota importante delle visite? Ciascuna risposta porta a un’indagine diversa.
Dal confronto è emerso però un fatto su cui si poteva intervenire subito. Gli articoli arrivavano online senza una vera revisione di chi conosceva il prodotto. Per un’azienda industriale significa lasciare fuori dal blog una parte preziosa del proprio lavoro quotidiano.
Provate a sostituire il brief «scrivi una guida all’efficienza produttiva» con una domanda al tecnico che ha seguito l’ultima installazione. Quale vincolo del cliente ti ha fatto scartare la soluzione che sulla carta sembrava migliore? Dalla risposta possono emergere un limite di ingombro, un costo di fermo o una verifica da fare prima dell’ordine. A quel punto Claude o ChatGPT possono organizzare gli appunti, segnalare un passaggio ambiguo e preparare una bozza. Il tecnico può rileggerla e dire esattamente dove la spiegazione regge e dove va corretta.
È questo il senso editoriale che do all’information gain. Dopo la lettura, chi deve acquistare sa fare una domanda al fornitore che prima gli sarebbe sfuggita? Se sì, ho una buona ragione per pubblicare. E ho anche un criterio più utile del conteggio delle parole per decidere quando l’articolo è finito.
Che cosa affiderei a Claude e ChatGPT in un audit SEO
Affiderei volentieri a un modello il primo confronto fra due crawl, la classificazione di migliaia di URL o una proposta di mappatura per una migrazione. Gli chiederei di restituire, accanto a ogni proposta, il dato che la sostiene e quello che gli manca. «Intento simile, conversioni sconosciute» è una risposta preziosa. Mi dice dove devo ancora lavorare.

Per le modifiche che possono incidere su traffico e ricavi, uso queste domande come traccia di lavoro.
- Qual è il problema osservato? Registro URL, data e fonte del dato. Distinguo una pagina effettivamente irraggiungibile da una che il crawler non ha trovato seguendo i link interni.
- Quale risultato giustifica l’intervento? Per una pagina commerciale può contare la richiesta di un preventivo qualificato. Per una guida all’installazione può contare che l’utente raggiunga la scheda tecnica giusta.
- Chi controlla l’ipotesi? Lo specialista SEO verifica destinazioni, indicizzazione e link. Chi conosce il prodotto conferma che il contenuto risponde ancora alla domanda del cliente.
- Come limitiamo l’impatto di un errore? Conservo la situazione di partenza, provo la modifica su un gruppo circoscritto quando possibile e documento come ripristinarla. Un intervento su un template può toccare tutte le pagine che lo usano.
- Che cosa guardiamo dopo il rilascio? Verifico subito risposte HTTP e collegamenti. Nei controlli successivi confronto indicizzazione, query e richieste commerciali con la situazione iniziale, tenendo conto dei tempi di scansione e del ciclo di vendita.
Per la GEO, partite dalla domanda del cliente
Immaginiamo un responsabile acquisti che chieda a un motore generativo come scegliere una macchina compatibile con la sua linea. Potrebbe aver bisogno di dati sull’alimentazione, sugli ingombri e sull’assistenza. Una pagina che documenta questi vincoli, specificando a quali modelli si applicano, offre informazioni utilizzabili anche separatamente. Una pagina che ripete «soluzione versatile e innovativa» lascia aperte tutte e tre le domande.

La distinzione ha anche un risvolto tecnico. Google spiega che le sue funzionalità AI possono avviare più ricerche correlate, il cosiddetto query fan-out. Per essere idonea a comparire come link di supporto, una pagina deve essere indicizzata e poter apparire nella Ricerca con uno snippet. Restano quindi rilevanti la scansione, i link interni e le informazioni disponibili in formato testuale. Google non richiede uno schema speciale per queste esperienze. Su ChatGPT Search, invece, occorre distinguere OAI-SearchBot, dedicato alla ricerca, da GPTBot, relativo a contenuti che possono essere usati per l’addestramento. Consentire la scansione rende possibile l’accesso alla pagina. La scelta delle fonti per una singola risposta resta un passaggio successivo.
Come misurerei una citazione in una risposta AI
Costruirei un piccolo campione di domande a partire da preventivi, ticket e conversazioni con i venditori. Separerei chi cerca già il marchio da chi descrive un’esigenza senza conoscere il fornitore. Per ogni prova registrerei domanda esatta, piattaforma, lingua, data, eventuale menzione del marchio e URL effettivamente citato. Ripeterei le osservazioni nel tempo con lo stesso protocollo.
Una menzione del marchio, un link alla guida e una richiesta commerciale sono tre eventi distinti. Per esempio, se il modello nomina l’azienda ma rimanda alla scheda obsoleta di un distributore, il semplice conteggio delle menzioni farà sembrare positivo un risultato che il responsabile prodotto vorrà correggere. Quando ci sono dati sufficienti, confronto i referral con le richieste arrivate al commerciale. Dove la visita manca o l’attribuzione è incerta, tengo esplicito quel limite.
La domanda da portare alla prossima riunione marketing
Google distingue l’uso dell’AI per creare contenuti dalla produzione su larga scala finalizzata a manipolare i risultati senza offrire valore a chi cerca. Perciò, davanti al blog della seconda azienda, partirei da un articolo e inviterei al tavolo chi risponde ogni giorno alle domande dei clienti. Quale passaggio gli sarebbe servito nell’ultima trattativa? Quale correggerebbe prima di inoltrarlo a un prospect?
Per il sito della prima azienda sceglierei invece un URL scomparso. Prima di aprire Claude ricostruirei con il team chi lo usava, quale decisione ha portato a rimuoverlo e con quale dato potremo capire se ripristinarlo. Sono due esercizi alla portata di qualsiasi reparto marketing. Il loro valore emerge quando qualcuno può spiegare, con il progetto davanti, perché una modifica merita di andare online.
Marco Maltraversi
Se devi ricostruire gli effetti di una modifica al sito, puoi partire da un SEO audit. Se vuoi capire quali domande dei clienti portano a una citazione del tuo brand, scopri la consulenza GEO di YourDigitalWeb.