Se gestisci un hotel, in questi giorni avrai letto che “Google ha cambiato tutto in Europa”, che la SEO alberghiera è finita o che devi installare un feed per continuare a comparire nei risultati. Prima di spendere un euro, mettiamo le cose nell’ordine giusto: per una struttura che vende direttamente le proprie camere il quadro è molto meno complicato di come viene raccontato, ma ci sono due scadenze reali da gestire entro fine settembre.
L’8 settembre 2026 Google ha pubblicato la documentazione ufficiale di due nuovi blocchi che compaiono nella SERP per gli utenti dello Spazio Economico Europeo: Aggregator Unit e Supplier Unit. Lo stesso giorno ha comunicato di aver rimosso alcune funzionalità dalla ricerca travel europea. E dal 1° ottobre entra in vigore una seconda modifica, questa volta globale e slegata dal DMA, che riguarda il modo in cui la tua tariffa arriva dentro l’ecosistema Google.
In questa guida trovi cosa è cambiato davvero, cosa non è cambiato affatto e l’elenco completo degli interventi tecnici da fare su sito, Google Business Profile, Hotel Center e motore di prenotazione. Con esempi concreti, non con titoli allarmistici.
In sintesi: i sei punti da ricordare
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- Nella SERP europea compaiono due blocchi distinti: uno riservato ai comparatori (Aggregator Unit), uno riservato ai fornitori diretti come i singoli hotel (Supplier Unit).
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- Un hotel non deve diventare un comparatore, non deve costruire feed dedicati e non può pagare per entrare nel Supplier Unit.
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- Per l’eleggibilità al Supplier Unit Google dichiara che bastano i dati accessibili tramite scansione del sito.
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- Il Supplier Unit compare soltanto quando compare anche l’Aggregator Unit, e può essere collocato sopra o sotto di esso.
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- Nell’Unione Europea quel blocco è stato depotenziato: niente tariffe in tempo reale, niente filtro per date, niente etichette descrittive.
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- Dal 1° ottobre 2026 Google smette di reperire le tariffe da fonti terze per gli hotel ads: chi non ha un feed proprio esce dall’inventory Hotel Ads.
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Cosa è successo l’8 settembre 2026
Il contesto è normativo, non algoritmico. Il 23 luglio 2026 la Commissione europea ha sanzionato Google con 460 milioni di euro per self-preferencing nei risultati relativi a shopping, hotel, trasporti e sport, concedendo sessanta giorni per adeguarsi al Digital Markets Act e prospettando penalità periodiche fino al 5% del fatturato globale giornaliero.
La risposta è arrivata l’8 settembre con la riorganizzazione delle ricerche commerciali europee e con due pagine di documentazione su Search Central. Nelle pagine il DMA non viene mai nominato e le funzionalità sono descritte come disponibili nel solo Spazio Economico Europeo.
Nelle dichiarazioni rilanciate da Reuters, Google definisce l’intervento la più grande riduzione di qualità nella storia della Ricerca e sostiene che gli adeguamenti precedenti avevano già ridotto del 30% il traffico gratuito verso le prenotazioni dirette delle imprese europee. È una posizione di parte, dentro un contenzioso aperto con il regolatore, ma la direzione è leggibile: più spazio agli intermediari, meno superficie utile a chi vende in diretta.
Aggregator Unit: il blocco dei comparatori
È lo spazio riservato ai servizi di ricerca verticale: OTA, comparatori, metamotori, directory. Copre le ricerche su hotel, voli, trasporto terrestre a lunga percorrenza e prodotti.
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- Per parteciparvi occorre l’approvazione di Google come Vertical Search Service (VSS).
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- Servono contenuti pertinenti alla query e l’invio dei dati tramite feed diretti o API in tempo reale.
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- Viene espanso un solo aggregatore alla volta, quello meglio posizionato, con fotografie, tariffe o valutazioni.
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- L’utente può passare a un altro provider tra quelli disponibili. Il click resta comunque dentro il sito dell’aggregatore.
Supplier Unit: il blocco dei fornitori diretti
È lo spazio riservato a chi eroga il servizio in prima persona. Nella documentazione dedicata al comparto lodging Google cita esplicitamente i singoli hotel e le catene alberghiere.
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- Requisiti dichiarati: servire utenti dello Spazio Economico Europeo ed essere un fornitore diretto.
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- Nessun dato aggiuntivo oltre a quello accessibile tramite scansione del sito. Non esiste alcun modulo di iscrizione per il singolo albergo.
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- Il blocco compare solo in presenza dell’Aggregator Unit e può essere posizionato sopra o sotto, in base a pertinenza e qualità dei risultati per quella specifica query.
| Elemento | Aggregator Unit | Supplier Unit |
|---|---|---|
| A chi è riservato | OTA, comparatori, metamotori, directory | Fornitori diretti: singoli hotel e catene |
| Approvazione | Necessaria come Vertical Search Service | Nessuna procedura pubblica di registrazione |
| Dati richiesti | Feed diretti o API in tempo reale | Sufficienti i dati accessibili dalla scansione |
| Quando compare | Su determinate ricerche commerciali | Solo se è presente l’Aggregator Unit |
| Destinazione del click | Sito dell’aggregatore | Sito ufficiale della struttura |
Il dettaglio che cambia tutto: in UE il Supplier Unit è depotenziato
Questa è la parte che nella maggior parte degli articoli usciti in questi giorni manca del tutto, ed è quella che incide di più sul lavoro quotidiano di un albergatore.
Insieme al rilascio, Google ha comunicato di aver limitato il blocco dei fornitori diretti per gli utenti dell’Unione Europea. Nel box riservato al tuo hotel non compaiono più le tariffe in tempo reale, non è possibile filtrare per date di soggiorno e spariscono le etichette descrittive del tipo “economico” o “boutique”. Nella stessa comunicazione l’azienda ha annunciato la rimozione dell’unit dedicata alle case vacanza dalla SERP europea, precisando che i relativi feed continuano ad alimentare Maps e google.com/hotels. Gli aggiornamenti, dove pertinenti, si estendono anche ad AI Overviews e AI Mode.
La conseguenza pratica è netta. Il blocco che avrebbe dovuto bilanciare la spinta verso gli intermediari, per l’utente europeo, si comporta oggi come una scheda anagrafica: nome, link al sito, indirizzo, telefono. Chi vuole sapere quanto costa la camera in quelle date lo scopre nei comparatori posizionati accanto, oppure abbandona la pagina dei risultati e va su Maps o su Google Hotels, dove la tariffa continua a essere mostrata.
Va detto con onestà intellettuale: fuori da Google nessuno ha ancora misurato il comportamento reale del nuovo layout su larga scala, e le percentuali che circolano provengono dall’azienda stessa. Per questo il monitoraggio diretto sulle proprie query, di cui parliamo più avanti, oggi vale più di qualsiasi previsione.
La seconda scadenza: 30 settembre 2026
Questa modifica non ha niente a che vedere con il DMA, non riguarda solo l’Europa e ha una data precisa. Google chiude la funzionalità dei third-party rates per gli hotel ads: fino a oggi alcuni inserzionisti partecipavano a Hotel Ads senza inviare le proprie tariffe, perché era Google a reperirle da fonti terze.
Dopo il 30 settembre 2026 quella fonte viene meno. Secondo la documentazione di Hotel Center, le campagne che vi si appoggiano smettono di essere erogate su tutto l’inventory Hotel Ads, Booking Module e Travel Promotion Ads compresi. Le campagne Performance Max for Travel Goals continuano a girare su Rete di ricerca, Display e YouTube, ma perdono l’accesso all’inventory alberghiero. Per restare presenti serve un price feed diretto, attivato tramite un partner di integrazione o un account Hotel Center, collegato a Google Ads, con le campagne ricreate.
Se il metasearch è gestito internamente o affidato a un’agenzia, questo è il momento di verificare da dove arrivano oggi le tariffe. È un controllo da dieci minuti che evita di accorgersi del problema a campagne ferme, nel pieno della raccolta autunnale.
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Prima di queste modifiche la presenza di un hotel su Google si giocava su risultati organici, Maps, Google Business Profile, Google Hotels, Free Booking Links e Hotel Ads. Nessuno di questi canali sparisce. Si aggiunge una superficie e, soprattutto, cambia il punto in cui l’utente vede la tariffa.
Il punto critico è tutto qui: chi cerca “hotel a Firenze” incontra prima i comparatori con fotografie e prezzi, poi il blocco degli hotel senza prezzi. Se il tuo sito ufficiale non è immediatamente riconoscibile, veloce e credibile, quel confronto lo vinci raramente. È esattamente il terreno su cui lavoriamo nel marketing per hotel e settore turistico: ridurre la dipendenza dalle OTA rendendo il canale diretto tecnicamente ineccepibile.
Quindi la SEO per hotel non serve più?
Vale esattamente il contrario. Google dichiara di identificare il fornitore diretto usando le informazioni raggiungibili tramite scansione del sito: significa che quello che il tuo sito riesce a comunicare a un crawler diventa il criterio di ammissione al blocco. Se le informazioni fondamentali vivono dentro un widget JavaScript o un iframe, stai complicando un lavoro che dovrebbe essere elementare.
La domanda da porsi non è più soltanto per quali parole chiave siamo posizionati, ma: Google riconosce la struttura come entità? Sa qual è il sito ufficiale? Le tariffe arrivano dove devono arrivare? L’utente atterra sulla prenotazione corretta? È un lavoro che unisce SEO tecnica, local SEO e distribuzione alberghiera.
Cosa deve fare tecnicamente un hotel: i tre livelli
Il lavoro si divide in tre livelli e l’ordine conta: prima l’identità digitale, poi la distribuzione della tariffa, infine la misurazione. Saltare il primo livello e partire dai feed è l’errore più costoso che vediamo.
1. Il sito deve essere realmente scansionabile
La prima domanda non è “quale plugin installiamo”, ma “Google riesce a leggere il nostro sito”. La pagina principale della struttura deve rispondere con codice 200 ed essere accessibile ai crawler senza ostacoli.
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- Nessun blocco involontario nel file robots.txt
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- Nessun meta robots noindex rimasto dalle fasi di sviluppo
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- Canonical corretta, autoreferenziale e coerente
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- Presenza nella sitemap XML e assenza di catene di redirect
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- Link interni in HTML, non generati esclusivamente via script
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- Contenuto principale accessibile senza interazione dell’utente
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- Rendering mobile corretto e certificato HTTPS valido
Il caso problematico tipico è la homepage che contiene poco più di un’applicazione JavaScript, con nome, indirizzo, servizi e tariffe caricati in un secondo momento da sistemi esterni. Google è in grado di eseguire il rendering del JavaScript, ma quando in gioco c’è l’identità stessa dell’attività non ha senso introdurre dipendenze tecniche evitabili.
2. Google deve capire senza ambiguità quale hotel sta guardando
Succede più spesso di quanto si creda. Sul sito la struttura si chiama Hotel Palazzo Firenze, sulla scheda Google Business Profile Palazzo Hotel Firenze, sul motore di prenotazione HP Firenze, su un portale terzo Palazzo Firenze Collection.
Per una persona sono sfumature. Per un sistema che fa corrispondenza tra database sono quattro entità potenzialmente distinte. Vanno tenuti allineati denominazione ufficiale, indirizzo, telefono, coordinate, URL, categoria e brand: è la vecchia coerenza NAP applicata a un ecosistema che oggi ragiona per entità, non per pagine. L’hotel va trattato come una singola entità digitale rappresentata su sistemi diversi.
3. Una pagina struttura completa, non una vetrina
Dalla pagina principale devono emergere in modo immediato chi sei, che categoria sei, dove sei esattamente, cosa offri e come si prenota. Una struttura che funziona:
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- Titolo che unisce denominazione, categoria e posizione
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- Camere e tipologie, servizi, colazione, parcheggio
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- Posizione con distanze reali dai punti di interesse
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- Orari di check-in e check-out
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- Domande frequenti, offerte e invito alla prenotazione diretta
Non serve saturare la pagina di parole chiave. Serve descrivere davvero la struttura, con il linguaggio con cui la cerca il tuo ospite.
4. Dati strutturati Hotel
Mettiamo subito un paletto: i dati strutturati non sono un requisito dichiarato da Google per il Supplier Unit. Nessuno può promettere che aggiungendo il markup comparirai nel nuovo box. Restano però uno dei modi più efficaci per rendere esplicite le informazioni della pagina e per rafforzare la comprensione semantica dell’entità.
<script type="application/ld+json">
{
"@context": "https://schema.org",
"@type": "Hotel",
"@id": "https://www.hotelrossi.it/#hotel",
"name": "Hotel Rossi",
"url": "https://www.hotelrossi.it/",
"telephone": "+390551234567",
"priceRange": "€€€",
"address": {
"@type": "PostalAddress",
"streetAddress": "Via Roma 25",
"addressLocality": "Firenze",
"postalCode": "50123",
"addressCountry": "IT"
},
"geo": {
"@type": "GeoCoordinates",
"latitude": "43.7696",
"longitude": "11.2558"
},
"sameAs": [
"https://www.google.com/maps/place/?q=place_id:XXXXXXXX"
]
}
</script>
Il markup deve descrivere ciò che esiste davvero nella pagina e nella struttura. Nessun dato inventato, nessuna stella in più: un markup non veritiero è un problema, non una scorciatoia.
5. Google Business Profile allineato
Con il nuovo assetto la scheda pesa più di prima, perché è una delle fonti con cui Google costruisce l’entità. Vanno verificati denominazione, indirizzo, telefono, sito ufficiale, posizione del pin, categoria principale e secondarie, fotografie, servizi, orari di check-in e check-out, dotazioni ed eventuali schede duplicate da rimuovere.
L’obiettivo è banale da enunciare e raro da trovare in un audit: sito, Business Profile e Maps che raccontano esattamente la stessa cosa.
6. Verificare come le tariffe arrivano a Google
Qui si entra nel secondo livello. Molte strutture hanno già una connessione attiva tramite motore di prenotazione, channel manager, PMS o CRS senza esserne consapevoli. La domanda da girare al fornitore è una sola:
Le nostre tariffe e disponibilità vengono distribuite a Google tramite un nostro account Hotel Center o tramite i third-party rates di Google?
La risposta ribalta completamente le priorità delle prossime settimane, per via della scadenza di fine mese. Prima di sviluppare qualsiasi integrazione nuova bisogna sapere che cosa esiste già.
7. Google Hotel Center
Hotel Center non è un requisito del Supplier Unit: è un sistema diverso ed è la piattaforma con cui i partner gestiscono tariffe, disponibilità, corrispondenza della struttura, pagine di destinazione, Free Booking Links e i dati collegati agli Hotel Ads.
La strategia corretta non è scegliere tra Supplier Unit e Hotel Center. Sono due ecosistemi distinti e vanno presidiati entrambi.
8. Free Booking Links
I Free Booking Links permettono al sito ufficiale di comparire nelle superfici Google Hotels con la propria tariffa senza pagare il click. Google non applica alcun costo per la presenza o per il click in questa funzionalità.
Non vanno confusi con il Supplier Unit: il primo è un sistema di distribuzione tariffaria dentro i prodotti hotel di Google, il secondo è una superficie della ricerca europea che oggi, per gli utenti UE, la tariffa non la mostra affatto. Su una struttura indipendente lavoriamo su entrambi.
9. Il link di prenotazione deve arrivare a ricerca già compilata
È l’intervento con il miglior rapporto tra sforzo e risultato. L’utente ha cercato Firenze, 15-17 ottobre, due adulti. Se dopo il click atterra sulla homepage e deve reinserire tutto, una parte consistente di quel traffico è già persa.
Google supporta URL di destinazione con variabili dinamiche per struttura, lingua, valuta e date dell’itinerario. Concettualmente:
https://booking.hotelrossi.it/book
?checkin=2026-10-15
&checkout=2026-10-17
&adults=2
¤cy=EUR
&language=it
Meno passaggi significa meno abbandoni prima della conferma. È ottimizzazione del tasso di conversione applicata alla distribuzione, non un dettaglio da rimandare.
10. Price accuracy: tariffa su Google e tariffa sul sito devono coincidere
Google applica una policy specifica sull’accuratezza dei prezzi: prezzo base, tasse e commissioni inviati devono corrispondere a quelli mostrati sulla pagina di destinazione e nel processo di prenotazione. I controlli avvengono anche dopo il reindirizzamento verso il sito del partner e le offerte non accurate possono essere limitate.
Le cause più frequenti di disallineamento: tariffa non aggiornata, tasse mancanti, supplemento obbligatorio escluso dal feed, occupazione differente, conversione di valuta, disponibilità cambiata, corrispondenza errata della tipologia di camera.
11. Tariffe e disponibilità sincronizzate
Scenario comune: il PMS espone 215 euro, il motore di prenotazione 215 euro, Google ancora 189 euro. Per una struttura che fa revenue management con variazioni frequenti, una distribuzione lenta è un problema di marginalità, non solo di coerenza.
Da verificare con il provider: modalità e frequenza di aggiornamento, errori nei log, copertura tariffaria, disponibilità, corrispondenza delle camere, restrizioni. Non basta sapere di essere collegati: conta la qualità del collegamento.
12. Anche la pagina di prenotazione fa ranking
Per i Free Booking Links Google indica tra i segnali la preferenza degli utenti, il valore dell’offerta, l’esperienza sulla pagina di destinazione e l’accuratezza storica dei prezzi. E precisa che non è possibile pagare per ottenere una posizione migliore. Il motore di prenotazione, quindi, non è un dettaglio operativo: è parte della strategia di visibilità.
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- La prenotazione funziona bene da smartphone?
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- Quanti secondi impiega il motore a caricarsi su rete mobile?
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- Date e numero di ospiti vengono mantenuti dopo il click?
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- Un utente italiano atterra in italiano e in euro?
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- La tariffa mostrata è davvero disponibile fino all’ultimo passaggio?
13. Contenuti allineati all’offerta reale
Sistemata l’infrastruttura, si lavora sulla pertinenza. Parcheggio, centro benessere, piscina, ristorante, vicinanza alla stazione non possono vivere dentro una fila di icone: vanno spiegati, con costi, orari, funzionamento e distanze reali.
È così che si intercettano le ricerche che portano prenotazioni, del tipo “hotel Firenze con parcheggio”, “hotel vicino Santa Maria Novella” o “hotel 4 stelle Firenze centro”. Non significa creare decine di pagine artificiali: significa descrivere bene quello che offri e presidiare gli intenti di ricerca che ti riguardano.
14. Monitorare la nuova SERP
Search Console resta indispensabile, ma non racconta la struttura visiva della pagina dei risultati. Su una singola struttura conviene definire un campione di 30-100 query strategiche e rilevarle periodicamente, anche manualmente all’inizio.
Per ogni query registriamo: presenza dell’Aggregator Unit, presenza del Supplier Unit e sua posizione rispetto all’altro blocco, presenza del nostro hotel, competitor rilevati, quale aggregatore viene espanso per primo, fotografie utilizzate, destinazione del click. È così che si smette di discutere di DMA in teoria e si inizia a misurarne l’impatto sul proprio conto economico.
Un controllo automatico sui quattro segnali del Supplier Unit
Molti dei controlli descritti sopra si possono fare a mano, ma richiedono tempo e strumenti. Per questo abbiamo aggiunto un modulo dedicato al DMA dentro l’Hotel Intelligence Auditor, lo strumento gratuito che analizza una struttura partendo da URL, città ed email.
I quattro segnali verificati sono quelli che contano davvero per un fornitore diretto:
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- Sito leggibile — il crawler riesce ad acquisire i contenuti della pagina. È il segnale più vicino al requisito dichiarato da Google per l’eleggibilità al Supplier Unit.
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- Identità hotel — denominazione, città e segnali pubblici sono coerenti al punto da identificare la struttura senza ambiguità.
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- Schema Hotel — presenza di markup Hotel o LodgingBusiness, utile per la chiarezza semantica anche se non è un requisito dichiarato.
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- Booking diretto — rilevamento del motore di prenotazione, come punto di partenza per verificare deep link, date, ospiti e coerenza tariffaria.
Un chiarimento doveroso, perché nel nostro settore le promesse facili abbondano: si tratta di un controllo tecnico informativo, non di un punteggio di Google, e non garantisce la comparsa nel Supplier Unit. Serve a capire in due minuti se i presupposti tecnici ci sono o se manca qualcosa di base.
Il report completo va oltre il DMA e restituisce anche coerenza dei dati identitari, confronto prezzi con i competitor, velocità con LCP e CLS su mobile e desktop, analisi delle recensioni con benchmark, visibilità in SERP e segnali AI-friendly, frizioni del motore di prenotazione, profilo del cliente tipo e stagionalità del territorio.
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Cosa un hotel non deve fare

Il feed descritto nella documentazione dell’Aggregator Unit riguarda i provider che vogliono partecipare come aggregatori. Non è il feed di un albergo che vende le proprie camere. Se qualcuno ti propone un “adeguamento DMA” a pacchetto, chiedigli quale requisito della documentazione starebbe soddisfacendo.
Caso pratico: Hotel Rossi, quattro stelle a Firenze
Sito WordPress, scheda Google Business Profile attiva, motore di prenotazione esterno, channel manager, presenza su Booking.com ed Expedia. Ecco come si struttura un intervento reale.
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- Controllo del sito. Indicizzabile, canonical corretta, ma manca lo schema Hotel, l’indirizzo nel footer è incompleto e alcune informazioni chiave vivono dentro widget. Si corregge.
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- Business Profile. Il telefono è diverso da quello del sito e il link al sito ufficiale è impostato male. Si allineano i dati.
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- Fornitore tecnologico. Il channel manager invia già tariffe a Hotel Center con un account dedicato: nessuna migrazione necessaria prima del 30 settembre. Se la risposta fosse stata “usiamo i third-party rates”, questa sarebbe diventata la priorità assoluta.
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- Free Booking Links. Attivi, ma su alcuni itinerari Google mostra 180 euro e il motore di prenotazione 192. Il problema è una fee obbligatoria esclusa dal feed. Si corregge.
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- Pagina di destinazione. Google manda l’utente sulla homepage del motore senza conservare le date. Si implementa il deep link.
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- Monitoraggio. Su cinquanta ricerche la struttura compare bene per “hotel Firenze parcheggio” e quasi mai per “hotel quattro stelle Firenze centro”. Si lavora su entità, contenuti e pertinenza locale.
Questo è un progetto. Non è “installare il DMA”.
Checklist operativa per un hotel
Priorità 1 — Identità e scansione
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- HTTPS valido e pagina struttura che risponde con codice 200
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- Nessun noindex involontario, robots.txt corretto, canonical coerente
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- Sitemap XML aggiornata e sito pienamente usabile da mobile
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- Denominazione, indirizzo, telefono e coordinate identici su tutte le fonti
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- Sito ufficiale chiaramente identificabile e dati strutturati Hotel validi
Priorità 2 — Ecosistema Google
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- Scheda verificata, categoria principale e URL corretti
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- Fotografie aggiornate, dotazioni complete, orari di check-in e check-out
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- Nessuna scheda duplicata e corretta corrispondenza della struttura su Google
Priorità 3 — Tariffe e prenotazione diretta (entro il 30 settembre)
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- Identificare il provider e capire come le tariffe arrivano oggi a Google
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- Verificare la dipendenza dai third-party rates e, in tal caso, attivare il price feed diretto
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- Controllare Free Booking Links, copertura tariffaria e disponibilità
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- Verificare tasse e supplementi obbligatori nel feed e testare la price accuracy su almeno cinque itinerari
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- Implementare il deep link con date, ospiti, lingua e valuta
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- Testare il motore di prenotazione da mobile, cronometro alla mano
Priorità 4 — Misurazione
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- Search Console e analitiche del motore di prenotazione collegate e leggibili
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- Tracciamento delle prenotazioni dirette e dei Free Booking Links
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- Rilevazione periodica di tariffe, query commerciali e presenza nelle due unit
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- Confronto tra canale diretto e OTA sul volume di prenotazioni
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Una precisazione necessaria: nessuno può garantirti il Supplier Unit
Una struttura può avere un sito impeccabile e non comparire comunque su ogni ricerca. È Google a decidere quando mostrare l’Aggregator Unit, di conseguenza quando può comparire il Supplier Unit, e quali risultati siano più pertinenti per quella query.
Non esiste una formula pubblica del tipo “fai queste cinque modifiche e sarai primo”. Chi vende una garanzia di posizionamento nel nuovo box sta promettendo qualcosa che la documentazione di Google non prevede.
Domande frequenti
Un hotel deve registrarsi per comparire nel Supplier Unit?
No. Google non indica alcuna procedura di registrazione per il singolo albergo. I requisiti dichiarati sono servire utenti dello Spazio Economico Europeo ed essere un fornitore diretto, e non è necessario fornire dati ulteriori rispetto a quelli accessibili tramite scansione del sito.
Serve un nuovo feed DMA?
No, non per una struttura che vende direttamente le proprie camere. I feed descritti nella documentazione riguardano i Vertical Search Service che vogliono partecipare all’Aggregator Unit: OTA, comparatori e metamotori.
Perché nel box del mio hotel non compare la tariffa?
Perché Google ha limitato il Supplier Unit per gli utenti dell’Unione Europea, rimuovendo tariffe in tempo reale, filtro per date ed etichette descrittive. Non dipende dalla tua struttura. Il prezzo resta visibile su Maps e su google.com/travel, se il feed è configurato correttamente.
Cosa succede il 30 settembre 2026?
Google chiude i third-party rates per gli hotel ads. Le campagne che dipendono da quella fonte smettono di essere erogate sull’inventory Hotel Ads, Booking Module compreso. Per proseguire serve un price feed diretto tramite Hotel Center o un partner di connettività. È una scadenza globale, non legata al DMA.
I Free Booking Links sono a pagamento?
No. Google non applica un costo per la presenza o per il click sui Free Booking Links, e non è possibile pagare per ottenere una posizione migliore.
Basta avere la tariffa più bassa per comparire per primi?
No. Google cita diversi segnali, tra cui la preferenza degli utenti, il valore dell’offerta, l’esperienza sulla pagina di destinazione e l’accuratezza storica dei prezzi.
Il check DMA del vostro tool garantisce la presenza nel Supplier Unit?
No, e lo scriviamo dentro il tool stesso. È un controllo tecnico informativo su quattro segnali: leggibilità del sito, coerenza dell’identità, presenza del markup Hotel e rilevamento del motore di prenotazione. Non è un punteggio di Google e non garantisce la comparsa nel blocco.
Le modifiche riguardano anche AI Overviews e AI Mode?
Google ha dichiarato che gli aggiornamenti si applicano, dove pertinenti, anche alle esperienze basate su intelligenza artificiale. È un’area in evoluzione e va monitorata nelle prossime settimane.
Chi lavora fuori dallo Spazio Economico Europeo è coinvolto?
Le due unit sono documentate come funzionalità del solo Spazio Economico Europeo. La scadenza del 30 settembre sui third-party rates è invece globale e riguarda anche le strutture che lavorano su mercati extra UE.
Quindi?
Il DMA non obbliga gli hotel a ricostruire il sito né a sviluppare feed misteriosi. Sta però cambiando il modo in cui aggregatori e fornitori diretti vengono rappresentati nelle ricerche commerciali europee, e lo sta facendo togliendo agli alberghi proprio l’elemento su cui competevano meglio: la tariffa in prima schermata.
La risposta corretta è rendere solida tutta la catena: identità della struttura, sito, entità Google, tariffa, disponibilità, motore di prenotazione, conferma. Chi ha già questa infrastruttura in ordine parte avvantaggiato. Chi ha dati incoerenti, un sito difficile da interpretare, tariffe non sincronizzate o una connessione a Google che nessuno verifica da anni, ha davanti poche settimane per intervenire prima della scadenza di fine mese.
Perché la vera opportunità non è comparire nel nuovo box. È ridurre la dipendenza dalle OTA e aumentare la capacità del sito ufficiale di intercettare e convertire la domanda che Google continua a generare.
Due modi per partire, oggi stesso
Puoi iniziare da solo con l’analisi automatica, oppure farci lavorare sulla tua struttura con un piano operativo su misura.
Fonti
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- Google Search Central, Aggregator unit in Google Search e Supplier unit in Google Search, documentazione pubblicata l’8 settembre 2026
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- Google Search Central, documentazione sulle differenze regionali delle funzionalità di ricerca
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- Google Actions Center, comparto lodging: Hotel Aggregator Unit e Supplier Unit
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- Google Hotel Center: piattaforma, Free Booking Links, price accuracy policy e variabili degli URL di destinazione
-
- Google Hotel Center, About Google third-party rates for hotel ads, con la scadenza del 30 settembre 2026
-
- Reuters e Skift, 8 settembre 2026, sulle dichiarazioni di Google e sulle funzionalità rimosse in Europa
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- Commissione europea, decisione del 23 luglio 2026 sulla sanzione da 460 milioni di euro